Iveco Defence Vehicles

I numeri parlano di un’eccellenza italiana che ha saputo trovare nel binomio ricerca e sviluppo la chiave per essere competitiva a livello internazionale. Negli ultimi sette anni, non a caso, gli investimenti destinati all’ innovazione sono più che raddoppiati, passando dai 10,4 milioni del 2003 ai 30 milioni del 2009. Di pari passo, nello stesso periodo di tempo, il fatturato è salito da 236 milioni ai 495 milioni dello scorso esercizio. E non solo. Tutto questo a portato la Iveco Defence Vehicles, la divisione del gruppo Iveco specializzata nella produzione di veicoli per la difesa e la protezione civile, alla firma di un contratto che assicurerà un quarto del fatturato di qui al 2030, nei prossimi venti anni. Un caso di eccellenza, una missione particolare per l’azienda, e anche una collocazione particolare, lontana dai distretti tradizionali dell’automotive: Bolzano. Eppure alle spalle di Iveco DV c’è una lunga storia industriale legata al boom dell’automobile in Italia ma anche alle sue fasi di crisi. La svolta arriva nel 1985, quando viene definito il piano di rilancio e la specializzazione di uno stabilimento inaugurato a Bolzano il 6 luglio 1937 dalla signora Adele Lancia come fonderia destinata alla produzione di fusioni in ghisa per le automobili dell’omonimo marchio. «Oggi, alla Iveco Defence Vehicles, la parola d’ordine che ispira la produzione è peacekeeping, mantenimento della pace», spiega Pietro Borgo, general manager dell’azienda.

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