La stagione 2026 sta restituendo un’immagine molto precisa di Elio Marchetti: quella di una figura che continua a muoversi tra gestione sportiva, sviluppo tecnico e competizione diretta senza separare mai davvero questi elementi. Il lavoro del MRT Racing Team nel mondiale MXGP prosegue infatti dentro una fase di crescita concreta, accompagnata da un ritorno personale alle competizioni automobilistiche che ha riportato Marchetti sotto i riflettori anche fuori dal paddock del motocross.
I primi mesi della stagione hanno mostrato un progetto Beta in evoluzione costante. Dopo le tappe di Argentina, Andalusia, Svizzera, Sardegna e Trentino, il team si prepara agli appuntamenti europei di Francia, Germania e Lettonia con una struttura che appare sempre più definita sul piano tecnico. L’arrivo di piloti come Jago Geerts e Rick Elzinga ha alzato il livello delle aspettative ma anche la qualità del lavoro quotidiano, soprattutto nella fase di sviluppo della Beta RX450. In una recente intervista internazionale, Marchetti ha parlato apertamente dell’obiettivo di avvicinare stabilmente il team alla top five del mondiale, evidenziando come il livello della MXGP resti altissimo ma anche come il progetto stia entrando in una fase differente rispetto agli anni precedenti.
Dietro questa crescita c’è una struttura che negli anni ha imparato a lavorare con continuità, senza accelerazioni artificiali. Marchetti rappresenta esattamente questa linea: costruzione graduale, attenzione ai dettagli e capacità di mantenere il controllo anche nei momenti più delicati della stagione. Il lavoro su Geerts, l’inserimento progressivo di Elzinga nella classe regina e lo sviluppo parallelo dell’EMX250 con Alexis Fueri e Brando Rispoli mostrano una strategia chiara, centrata sulla solidità prima ancora che sull’effetto immediato.
Allo stesso tempo, il nome di Marchetti è tornato recentemente anche nel motorsport automobilistico. Ad aprile, sul circuito del Mugello, il team manager MRT Racing ha conquistato la vittoria assoluta in Gara 2 del National GT Challenge insieme a Riccardo Romagnoli su Ferrari 488 Challenge Evo, segnando un ritorno alle quattro ruote dopo circa vent’anni. Un risultato che ha attirato attenzione non soltanto per la vittoria, ma per il modo in cui è maturata: dentro una categoria competitiva, con equipaggi esperti e vetture tecnicamente molto vicine tra loro.
Il dato più interessante è probabilmente proprio questo: Marchetti continua a mantenere un rapporto diretto con la competizione, senza limitarsi al ruolo di coordinatore esterno. È una presenza che resta dentro il lavoro quotidiano, nella gestione del team come nella comprensione tecnica della gara. In una fase del motocross mondiale sempre più dominata dalle grandi strutture ufficiali, MRT Racing continua così a mantenere una propria identità riconoscibile, costruita attorno a una figura che attraversa ancora oggi discipline, paddock e generazioni differenti.
